mercoledì 19 ottobre 2011

Fabbrica o casa etrusca?


di Francesco Erbani e Mario Neri, La Republica online, 17 ottobre 2011

Archeologia vs. industria

Ecco il racconto, con i punti di vista dei diversi protagonisti, che va in onda da tempo nella pace della campagna fiorentina in quel di San Casciano. La Laika (camper) vuol costruire un capannone industriale, ma nel terreno saltano fuori importanti reperti archeologici. Si trova una soluzione (spostare i reperti) un po' "italiana" e scoppia la guerra.


Come conciliare le ragioni della tutela di paesaggio e beni culturali e le ragioni della crescita industriale? La questione continua a proporsi in un paese come l'Italia ricco di un patrimonio inestimabile, sul quale gravano incuria e indifferenza. Talvolta le due ragioni riescono a convivere, ma molto spesso l'elemento che prevale è il conflitto. Nascono lunghi e faticosi contenziosi che producono solo paralisi. Tanto più insopportabili in un periodo di crisi.

Questa inchiesta si muove fra la Toscana e il Molise. L'ha realizzata Francesco Erbani insieme a Mario Neri per il video della parte toscana. A San Casciano vengono rinvenuti i reperti di due edifici, uno etrusco, l'altro romano, nel cantiere dove si costruisce un capannone industriale di 300 mila metri cubi. Il Comune e l'azienda decidono di smontare i reperti e di rimontarli su una collinetta artificiale. È un'archeopatacca, insorgono le associazioni ambientaliste, che già avevano contestato la localizzazione della fabbrica. Il braccio di ferro è durissimo. I nervi tesi, come dimostra il fatto che la Soprintendenza di Firenze, favorevole alla ricollocazione, ha fatto chiamare i carabinieri per impedire ai nostri giornalisti di filmare o fotografare il sito archeologico.

Nel Molise, invece, potrebbe sorgere un impianto eolico lungo il crinale di una collina che sovrasta il sito archeologico di Saepinum, città prima sannitica e poi romana. Inoltre le pale, alte centotrenta metri, verrebbero impiantate lungo un antico tratturo. La strada, dove è visibile la pavimentazione romana, è stata ricoperta di pietrisco e usata come strada di cantiere. La Procura indaga e il Gip ha sequestrato il sito.

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I posti di lavoro o l'archeologia?
 Scontro nel cuore della Toscana

di Francesco Erbani, La Repubblica online, 17 ottobre 2011

Succede a San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze. Nel costruire il nuovo capannone di una fabbrica di camper, sono stati trovati i resti di una casa etrusca e di una romana. Soprintendenza e Comune sono d'accordo per smontarli e rimontarli in un apposito "parco archeologico". Ma la polemica adesso infuria


La fabbrica o la casa etrusca? A San Casciano Val di Pesa, provincia di Firenze, la soluzione sembra trovata: la casa etrusca la smontiamo pezzo per pezzo e pezzo per pezzo la ricostruiamo su una collinetta artificiale che ospiterà anche i ruderi di una casa romana. L’importante è che non si intralci il capannone industriale - 326mila metri cubi, 300 metri di lunghezza per 100 - durante la costruzione del quale sono stati rinvenuti i reperti sia della casa etrusca che di quella romana. Erano tutti d’accordo: la Laika, proprietaria del terreno e del futuro capannone, un’azienda che fabbrica camper, di proprietà della tedesca Hymer; il Comune, con una giunta a guida Pd; la Soprintendenza archeologica e il Comitato di settore del ministero per i Beni culturali. Sembrava fatta. Il progetto risale al giugno del 2010, le autorizzazioni procedono spedite, nessuno in paese ne sa nulla. Improvvisamente, sul finir dell’estate 2011, la notizia buca il velo di riservatezza e scoppia il finimondo. Intervengono le associazioni di tutela (Italia Nostra, Legambiente, Wwf), la Rete dei comitati toscani presieduta da Alberto Asor Rosa, ne scrive Salvatore Settis: quei muri hanno senso solo nel loro contesto, spostarli è un falso, un’operazione culturalmente inattendibile, un’archeopatacca.

E così il cantiere è fermo, chiuso da un recinto. La vicenda vede schierati su fronti opposti parti della sinistra, anche di quella più radicale. Rifondazione comunista e una lista civica a favore di una soluzione che contempli tutela archeologica, valorizzazione del territorio e difesa dell’occupazione; Pd, Cgil e Fiom furenti contro gli ambientalisti che per difendere i reperti metterebbero a rischio 240 posti di lavoro (tanti sono i dipendenti della Laika, attualmente impiegati nei vecchi stabilimenti). Uno scontro ruvido che ha raggiunto il culmine durante il consiglio comunale che qualche sera fa doveva discutere un ordine del giorno presentato da Lucia Carlesi (eletta nella lista Laboratorio per un’altra San Casciano, alleata di Rifondazione). Assistono alla riunione un centinaio di operai. Contestazioni, urla, parole grosse.

"Da anni sosteniamo che localizzare lo stabilimento della Laika in un’area agricola, di grande pregio paesaggistico e archeologico, era uno sbaglio", spiega Lucia Carlesi. "E ora i ritrovamenti lo dimostrano. Tutti sanno che questa è zona archeologica. Non si potevano fare sondaggi preventivi? Non c’erano altre aree? Questa è un’operazione di rendita immobiliare che niente ha a che fare con gli interessi dei lavoratori e della collettività". Replica dalle pagine fiorentine di Repubblica Alessio Gramolati, segretario della Cgil Toscana: "Non abbiamo nulla contro gli etruschi o contro l’ambientalismo. Siamo convinti che la sostenibilità è la frontiera obbligata dello sviluppo. Ma non un alibi per fermarlo. Perciò non ci convincono coloro che vedono la Toscana unicamente come terra del buon ritiro e non regione dove investire".
 
Se in dieci anni non si è riusciti a costruire il capannone non è colpa degli ambientalisti, insiste Claudio Greppi, geografo dell’Università di Siena e esponente della Rete. "Abbiamo sempre detto che questa era una soluzione poco praticabile. L’acquisto dell’area è del 2001, ma solo nel 2006 viene adottata la variante che trasforma in industriale un terreno che era agricolo". E poi, si domandano gli ambientalisti, perché il nuovo stabilimento è così grande, ben più grande dei capannoni dove attualmente si lavora? Sono stati presentati esposti e ricorsi, sempre respinti dai giudici. Fra gli avversari della localizzazione anche Anna Marson, docente di urbanistica e ora assessore regionale.

Favorevoli e contrari si fronteggiano da anni. Ma nel corso del 2010 spuntano i reperti. Sono resti di due case. Una, quella tardo etrusca (III secolo a.C.) è a un’estremità del perimetro del capannone, l’altra, quella di epoca romano-ellenistica, al capo opposto. Sono ambienti di diversa ampiezza. Ma di essi si sa poco o niente. Ancora non c’è una relazione definitiva della Soprintendenza che chiarisca quale sia il valore dei ritrovamenti. Subito dopo la scoperta, però, la Laika e il Comune si accordano per smontare i muri e ricollocarli sulla collinetta artificiale. A novembre del 2010 vengono informati la Direzione regionale dei Beni culturali e il Ministero. E dopo qualche mese, a gennaio 2011, arrivano le autorizzazioni.

La soprintendente archeologica, Maria Rosaria Barbera, non ha ancora visto i reperti. Dirige la sede fiorentina da gennaio. "I ritrovamenti non hanno grandissimo valore", assicura Barbera. "Lo smontaggio e il rimontaggio sono le uniche soluzioni possibili, vagliate e approvate da tutti gli organi tecnici", aggiunge la soprintendente ricordando che nel Comitato di settore del ministero siedono archeologi di esperienza come Giuseppe Sassatelli e Mario Torelli. Ma non era possibile lasciare lì i reperti e chiedere una leggera modifica al progetto? In fondo si trattava di arretrare di pochi metri, il capannone di metri ne conta 300... "Se avessimo deciso altrimenti lo scavo non sarebbe potuto andare avanti. E poi smontare e rimontare consente anche una migliore conoscenza delle strutture murarie". Chi paga per queste operazioni? "La Soprintendenza no di sicuro".

Stando agli accordi, la Laika paga lo smontaggio, la sistemazione e la valorizzazione spettano al Comune. Si parla anche della Regione, ma la giunta non si è ancora pronunciata. Il tema dei costi, insieme a quello della credibilità culturale dell’operazione, è fra i più dubbi, secondo Giuliano Volpe, archeologo di fama e rettore dell’Università di Foggia: "Smontare e rimontare è una procedura complessa e costosa, che l’archeologia conosce bene. È riservata a scoperte eccezionali oppure a mosaici o parti di pavimentazione. Meno alle murature. Nel 1998 abbiamo staccato i mosaici della chiesa paleocristiana di San Giusto, vicino a Lucera, che ancora sono in attesa di collocazione. Ma l’operazione è stata giustificata dalla costruzione di una diga. Non per far posto a uno stabilimento". Inoltre, se si tratta effettivamente di piccoli muri di scarso valore, perché, aggiunge Volpe, "spendere tanti soldi per un finto parco archeologico che tratta i reperti come componente d’arredo"? Si abbia il coraggio di portare la decisione alle estreme conseguenze: "Si documenti e si pubblichi l’intero contesto archeologico, e lo si sacrifichi autorizzando la costruzione del capannone al di sopra dei resti".

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martedì 18 ottobre 2011

Laika. I lavoratori non debbono temere chi difende il territorio, ma le false promesse

Caso Laika di San Casciano. La posizione dell’Idv, dopo l’intervento del Presidente della Provincia di Firenze, Barducci. “Se i lavoratori della Laika, come si legge, “reclamano da oltre dieci anni la realizzazione di un nuovo stabilimento per rendere più efficiente e competitivo il ciclo produttivo” – commentano i consiglieri regionali dell’Idv - non sarà certo responsabilità dell’assessore Marson che è in carica da poco più di un anno e non ha svolto alcuna attività nel procedimento urbanistico, perfezionato da tempo”.

“I lavoratori – continuano i consiglieri - non debbono temere chi difende il territorio, ma le false promesse da qualunque parte provengano, e soprattutto i ritardi con i quali si cerca talvolta di orientare le imprese ad occupare terreno privo di urbanizzazioni, magari – come nel caso della Laika - di pregio archeologico”.

“Ed invece di polemizzare con Anna Marson richiamandosi alla “toscanità” – continuano i consiglieri - il Presidente Barducci dovrebbe polemizzare contro quegli amministratori che hanno voluto coprire il territorio provinciale di capannoni vuoti, di zone industriali inutilizzate, di ettari su ettari di cemento e di asfalto”.

“Per parte nostra, con sommo rammarico, dobbiamo ricorrere a comunicati pubblici per ribadire concetti che dovrebbero appartenere a tutta la coalizione di “Toscana democratica”, concludono i consiglieri. “Non ci deve essere infatti contrapposizione fra tutela del territorio e del paesaggio e tutela del lavoro e ci auguriamo che Barducci voglia sottoscrivere se non tutto l’intervento della nostra assessora almeno le parole finali: “chi toglie legittimità a quanti chiedono di comprendere chiaramente il saldo tra guadagni privati ed interesse collettivo nelle operazioni di trasformazione del territorio, e di rinnovare così la politica nell’accezione autentica di cura del bene comune, apre la strada a una poco oculata svendita sia del territorio sia della politica”. Parole - come tutto l’articolo – che, come Gruppo regionale sottoscriviamo in pieno”.

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Una Regione in bilico

di Paolo Ermini, Corriere Fiorentino, martedì 18 Ottobre 2011

Lo scontro sul caso del nuovo stabilimento della Laika a San Casciano Val di Pesa sta assumendo una virulenza che mal si concilia con la necessità di una riflessione senza pregiudizi che invece imporrebbe il tema combinato dello sviluppo e della tutela del territorio. Soprattutto in una regione straordinariamente bella e al tempo stesso vogliosa di crescere economicamente come la Toscana.

Da una parte, quella che privilegia lo sviluppo, si continua a tacciare coloro che la pensano diversamente come «ambientalisti in cachemire». Con ciò volendone sottolineare un rango sociale presuntamente alto, tutto ripiegato sulla difesa della propria qualità della vita, magari acquisita grazie a privilegi di famiglia o di casta, e in disprezzo di un più sano interesse sociale collettivo. E' una semplificazione che rischia di avere l'effetto di un boomerang. Innanzitutto perché ridicolizza un problema serio e poi perché fa strame di quella nuova cultura, che si sta pian piano facendo strada, secondo la quale è proprio la tutela del paesaggio il fondamento stesso di una politica attenta ai diritti delle comunità contro la «socializzazione delle perdite» e la «privatizzazione dei profitti» (così scriveva l'assessore regionale Anna Marson nell'intervento di domenica scorsa sul Corriere Fiorentino).

Dall'altra parte si reagisce con altrettanta durezza, accusando gli avversari di volersi sostanzialmente imporre con un ricatto: sviluppo uguale occupazione, quindi niente sviluppo niente posti di lavoro. E così si respinge sdegnosamente l'idea che chiedere uno stop per alcuni insediamenti produttivi in nome dell'ambiente significhi minare la crescita e, insieme, la coesione sociale.

Che succederà se si va avanti così? Il rischio è che la contrapposizione alla fine designi vincitori e vinti battaglia dopo battaglia, magari a ruoli invertiti a seconda delle circostanze (e del peso dei protagonisti), ma senza una coerenza di fondo. E' di questo che ha bisogno la Toscana per risolvere il dilemma passatofuturo o, se volete, bellezza-ricchezza? E' un'altra circostanza in cui la politica dovrebbe dare il meglio di sè, con una serie di risposte credibili e il più possibile veloci. Soprattutto da parte della Regione.

E' la Regione infatti che dovrebbe prima di tutto andare incontro alle preoccupazioni degli imprenditori snellendo, nella massima trasparenza, tutte le procedure amministrative che adesso ostacolano i processi di riconversione e nascita delle imprese; poi ci sarebbero da ridefinire regole e livelli di responsabilità nel vaglio e nell'approvazione dei piani pubblici e privati, riconsiderando i poteri e le competenze (spesso, ahimé, molto scarse) dei Comuni; infine si dovrebbe procedere, concretamente, alla individuazione di quei criteri di fondo su cui dovrebbe basarsi la nuova politica urbanistica della Toscana. Un'operazione che presuppone ogni spersonalizzazione della disputa.

L'assessore Marson è nella giunta regionale in quota Idv, pur senza essere una dirigente di quel partito. Occupa il suo posto non per uno scherzo del destino, ma per la volontà del governatore Enrico Rossi, che evidentemente avvertiva un'esigenza di discontinuità anche in questo campo. Non può che essere lui ora a dare un indirizzo politico e avviare davvero le scelte (evitando le secche di un braccio di ferro partitico tra i dipietristi e il Pd, che già si vede). Non per dire chi ha ragione o chi ha torto, ma per trovare una sintesi tra ragioni e torti. Guardando in avanti, senza dimenticare le lezioni del passato e del presente. Spesso di pessima qualità.

La qualità del paesaggio come fattore di attrattività per il territorio

La qualità del paesaggio come fattore di attrattività per il territorio

Questo il titolo della giornata di studio che si tiene oggi a Firenze, all'auditorium di Santa Apollonia, in via San Gallo. La giornata si aprirà alle ore 9.30 con l'introduzione di Renato Galliano, coordinatore dell'area paesaggio della Regione; seguiranno gli interventi di Cinzia Gandolfi (Regione Toscana), del professor Fabio Iraldo (Sant'Anna di Pisa) e dell'architetto Antonia Pasqua Recchia (ministero dei beni culturali). Alle ore 11.30 tavola rotonda, moderata dal direttore del Corriere Fiorentino, Paolo Ermini. Alle 13 le conclusioni del seminario sono affidate all'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson.

Salvaguardare il patrimonio vuol dire salvare molti più posti di lavoro

Allego un articolo (Laika sindacati e Barducci contro la Marson: il salario non è un alibi), che forse avrete visto, che fa vedere come ci sia arretratezza da parte dei lavoratori che accettano qualunque compromesso per un salario e non capiscono, o non riusciamo a far capire loro, che salvaguardare il patrimonio vuol dire salvare molti più posti di lavoro.
Pessima la funzione di gente come Barducci che fomenta il conflitto orizzontale tra lavoratori impauriti e ambientalisti preoccupati mentre la proprietà stringe impunemente il cappio al collo di lavoratori, patrimonio culturale e ambiente.
Il PD ha enormi responsabilità nel degrado politico che emergono da questa vicenda. Il loro appoggio ai "lavoratori poverini" è di una ipocrisia immonda. Scusate ma non riesco a trattenere lo schifo.
Se dobbiamo uscire da questo blocco politico in atto da tempo dobbiamo far capire, soprattutto ai lavoratori, che il conflitto tra lavoro e ambiente è falso, il conflitto vero è tra sistema economico con il totem del profitto e la realtà.

Saluti
Tiziano Cardosi

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Caro Tiziano,
Condivido totalmente. Ipocrisia e populismo ormai sono le sole strade frequentate da questo sistema dei partiti...

un caro saluto, Ivan

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Forse sarà il caso che qualcuno ricordi ai Barducci di turno che anche a Sesto San Giovanni il lavoro, diritto costituzionale, era abbondantemente usato per giustificare basse operazioni speculative. Non può farlo l'assessore Anna Marson, alla quale va incondizionata solidarietà, ma noi sì.

Carlo Ruocco

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La nostra solidarietà all'assessore Marson e il suo coraggio nel combattere questa sfacciata operazione di speculazione. È scandaloso che il presidente della Provincia e il sindacato usino gli operai come pretesto.

Helen

Laika sindacati e Barducci contro la Marson: il salario non è un alibi

Laika sindacati e Barducci contro la Marson: il salario non è un alibi

SAN CASCIANO - Domenica scorsa, con un intervento sul Corriere Fiorentino, l'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson ha attaccato Confindustra...

Leggi l'intervento di Anna Marson
 

Far tornare le api a volare a San Casciano!

L’ape, il simbolo della nostra lista, richiama l’obiettivo di far tornare le api a volare a San Casciano. Un mondo senza api non è a misura d’uomo, è avvelenato e ostile alla vita. L’ape sarà anche il nostro modello di comportamento: le api sono laboriose, sociali, pacifiche e hanno bisogno di un ambiente pulito.

San Casciano Val di Pesa • Laboratorio per un’Altra San Casciano